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"Granello di Senape" Gruppo Pinerolo

"Granello di Senape"  Gruppo Pinerolo - CMD Pinerolo

Il gruppo Pinerolo del GdS dal 2008 mantiene
un ponte con il Mali (Africa Occidentale)
interviene anche in problematiche locali
degli immigrati e della prostituzione
lottando contro le nuove forme di schiavitù

 
Info: gabriella.carpegna@gmail.com

Attività:

> lavora con la gente dei villaggi per costruire pozzi e impianti solari per l'acqua nei villaggi
> forma gruppi GdS locali per operare insieme ai progetti

> promuove la scolarità e la salute dei bambini (interventi sulla malnutrizione) 
> cerca di offrire alla donne opportunità di lavoro per migliorare la propria condizione
> ha in progetto la costruzione di una diga che trattenga l'acqua per gli orti e il bestiame

Una testimonianza:  
 "La parola costruisce il villaggio, il silenzio costruisce il mondo"
(proverbio Bambara)

“La parola è tutto: taglia e scortica, modella e modula, turba e rende folli, guarisce e uccide, innalza e abbassa, eccita e calma le anime.” (testo del Komo - società segreta Bambara) 

Otto anni fa la vita mi ha portata in Mali con tutta la mia curiosità e voglia di conoscere .

Mi sono ritrovata  immersa in un mondo  “altro” , nel quale tuttavia ritrovavo qualcosa che appartiene alla mia infanzia e ai racconti  nelle serate sull’uscio di casa o nella stalla :  bambini a piedi nudi  nei cortili, lavoro nei campi, due chiacchiere all’ombra per cercare riposo e pausa dalla preoccupazione costante di come sbarcare il lunario.
Polvere e sole implacabile . In Italia  sono cambiate tante cose, forse anche quelle positive…
in Mali tutto sembra immobile e inamovibile.

Suor Franca ripeteva instancabile che dovevamo guardare , vedere, ascoltare …...
Non è necessario “fare”  , non subito, non senza aver capito.
Altrimenti il rischio di fare cose inutili, se non dannose, è troppo alto..

L’ascolto crea le condizioni della amicizia e della fiducia .  Non serve a niente fare  chissà che in poche settimane, se non si creano le condizioni perché il lavoro sia  comune,
nella direzione della autonomia e dignità delle persone..

Ascoltare, incontrare , creare alleanze e amicizia : ci ho provato, e ancora ci provo,
ogni volta che torno in Africa.
Non è facile. Soprattutto non è facile mettere questo al centro della  presenza in Mali :
si vedono tanti bisogni, grandi,  e il senso di impotenza e inutilità  rischia di afferrarti .Ma poi incontri un sorriso, la voglia di fare festa, un grazie sincero  che a volte ti pare  di non meritare...e si riparte.

Ogni anno torno in Mali, insieme alla Associazione  Granello di Senape.

Lavoriamo in un villaggio, Karangasso, dove la tradizione è viva e forte, dove la cultura Minyanka  prosegue  la guerra contro la terra, la sola sempre praticata in maniera feroce,  per estrarne il cibo necessario a sopravvivere. E non sempre questo riesce: talvolta piove troppo , talaltra troppo poco, e la carestia torna.

Ogni volta che arriviamo al villaggio ci accoglie una grande festa con musiche e danze, che ci commuove sempre.

 Poi si lavora insieme : per portare acqua pulita, preziosa per la vita,  per organizzare le attività di sostegno alla scolarità, e alla salute, per rendere un po’ meno faticoso il lavoro delle donne.

Il nostro soggiorno dura un mese, ma il  lavoro prosegue tutto l’anno nel villaggio.
E anche per noi, quando torniamo, per raccogliere fondi  per le nuove iniziative.

Il  lavoro comune produce piccoli/grandi cambiamenti e ridona speranza e fiducia nella possibilità di migliorare le condizioni di vita che sono durissime.

Nella cultura del villaggio l’incontro con lo straniero porta apprendimenti nuovi e utili,
per noi l’incontro con una realtà tanto diversa porta  una imprevedibile bellezza  e ricchezza, 
dà la possibilità di scoprire parti di sé che diventano visibili solo nel confronto e talvolta nello scontro.

Noi dobbiamo  misurarci  con la durezza del clima torrido che rallenta i movimenti, con la polvere o il pantano (nella stagione delle piogge) , con la mancanza di strade, con le vetture che sono sempre in panne, con una concezione del tempo e del fato che manda in tilt la nostra idea di efficienza  e ci agita e irrita.

Loro devono sopportare la nostra impazienza, ignoranza delle regole sociali, invadenza e presunzione.

Poi , “doni doni” ( piano piano) si scopre che anche in mezzo alla savana prima o poi arriva qualcuno
che ti soccorre , che le cose si sistemano e si aggiustano, una soluzione si trova.
Con calma e pazienza.

Seduti all’ombra di un grande albero si parla e si affrontano i problemi, ci si mette d’accordo, si discute,
si ascolta, si riflette, si esaminano le risorse disponibili , si fanno delle scelte. 

Nella nostra cultura  si esalta l’individuo  , a Karangasso la comunità è al centro di ogni interesse, gli individui contano solo in quanto membri di una comunità . Non si è mai soli, soli non si sopravvive.
Il valore di un individuo, la sua forza di carattere, consiste nel rispetto dei doveri comunitari. La virtù somma è tayaavoo  cioè la persona che costruisce e consolida la vita del gruppo,  la persona che si batte per gli interessi della comunità e il vivere felice all'interno della comunità. 

Nella nostra cultura non bisogna avere paura, spaventare i bambini è inconcepibile, a Karangasso la paura ha  il ruolo  di  portare alla socializzazione dell'individuo.
Si ha paura di essere esclusi dal gruppo,dalla  comunità,  perché  al di fuori della comunità e del  gruppo, non si è niente. Il proverbio dice che "la persona che nulla teme,non ha lunga vita."

Noi mettiamo sempre i piccoli al centro dell’attenzione, a Karangasso se distribuisci qualcosa  devi  cominciare dagli anziani , i piccoli per ultimi. 

La morte fa parte della esperienza quasi quotidiana : la bimba che ieri hai visto sorridere , nella notte è stata sepolta.

A noi  viene spontaneo  ribellarci, a loro viene spontaneo rassegnarsi. 

A Karangasso troppo sovente manca il necessario, noi troppo sovente cerchiamo la felicità nel  consumo . Ma tutti desideriamo di più. 

L’esperienza dell’incontro , la condivisione , ci arricchisce ogni volta e modifica i nostri pensieri e modi di vivere .

Ci resta nel cuore e nella mente il desiderio di tornare in Mali ogni volta che ci è possibile, per lavorare insieme e insieme fare festa.

E anche  qui  lavoriamo in gruppo, con amicizia,  fatica, allegria, curiosità, delusioni , qualche contrasto e molta soddisfazione.

Perché vogliamo credere in un mondo migliore. 

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