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Commissione Regionale Missionaria: 22 settembre 2011

“Come rendere sempre più missionarie le nostre parrocchie"

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Commissione Regionale Missionaria:  22 settembre 2011

Titolo:              “Come rendere sempre più missionarie le nostre parrocchie"”

Sono state offerte tre testimonianze con spunti di riflessione molto pratici:

Sr Alessandra:  opera nella parrocchia di S. Agapio (periferia di Novara -25% immigrati) come Pastorale Giovanile, in rete con i servizi sociali, la parrocchia e le scuole.

Cosa facciamo perché “capitino delle cose”?

C’è, per chi opera nella pastorale giovanile, un cammino di fede da percorrere, che passa attraverso la ricerca di integrazione per tutti i giovani residenti nel quartiere, considerato dalla città un vero e proprio ghetto, collaborando con la scuola e i servizi sociali.

L’oratorio, unico punto di incontro strutturato, diventa l’occasione per attività ludiche-formative che portano all’accettazione delle diversità e alla convivenza che unisce e fa crescere insieme. Quasi spontaneo il fenomeno tra giovani, più difficoltoso con il mondo degli adulti, che sono comunque interpellati e coinvolti.

Come intervenire a livello esistenziale?

Accoglienza basata sull’ascolto della drammaticità di quanto ognuno dei ragazzi (straniero o italiano) ha vissuto e subìto: si smonta così l’allergia dei giovani verso “le prediche” e la crisi educativa del mondo degli adulti.

Cambiare e lasciarsi cambiare: l’animatore dà e riceve, offre la sua testimonianza della Buona Notizia rendendola credibile con il suo comportamento e la sua gioia di vivere e impara a conoscere l’animo di chi ha sofferto, ricavandone una gratificazione che premia!

I ragazzi devono imparare ed essere aiutati a rispettare se stessi e a rispettare l’altro.

 

Don Gino: ufficio missionario di Alba.

Ripensare la missione come responsabilità di tutti, anche di chi non prende parte alla pastorale.

Si tratta di aprire gli occhi al di fuori, dove nessuno mette il naso:

Ascolto del “diverso” – vivere la “misericordia”.. (non è una pratica abituale degli organismi diocesani!!)

Lasciarsi abitare dal Vangelo, ma anche lasciarsi interpellare da tutto quanto ci circonda – non donare soltanto, ma ricevere – collaborazione con tutte le iniziative di base..)

Partire dalle cose sul campo per leggere il Vangelo in presa diretta (non esiste dualismo umanità-vangelo!)

Cosa vuol dire essere battezzato?

Avere una dignità propria e dei doveri (cosa diversa da essere aiutanti del clero!)

Creare relazioni umane che fondino la disponibilità ad aiutare gli altri (percorso difficile!! Più facile dare senza essere  coinvolti!)

Assumersi la responsabilità di essere esempio di disponibilità – povertà – essenzialità

Vivere da battezzati nella città:

Testimoniare la sacralità della vita (diverso dal solo parlarne..!)

Vivere una Chiesa per la vita più che somministratrice di sacramenti

Mescolarsi e sparire per far lievitare – partecipare a tutte le iniziative “per la vita”

Riscoprire la positività dell’altro in un rapporto orizzontale (alla pari)  più che verticale (dall’alto al basso)

Creare gruppi di Vangelo che incarnino la Buona Notizia – preparare alla vita più che preparare ai sacramenti.

Difficoltà da superare:

Caduta valoriale della nostra società “dei furbi” e “dei forti”

Cultura della seduzione anziché della responsabilizzazione – pochi adulti cristiani responsabilizzati.

Tendenza a diventare chiesa-azienda (raccolta fondi – potere economico..)

Tendenza della chiesa ad essere autoritaria e individualista.

 

Luciano Vietti: laico – coordinatore catechistico di Vercelli

Evangelizzare noi stessi per poi annunciare agli altri

Interrogarci sempre!!

Evitare di diventare parrocchia autoreferenziale e distributrice di sacramenti.

Accogliere, coscienti che si rischia come Gesù (“i suoi non l’hanno accolto”)

Darsi come obiettivo; rendere “missionari” i fedeli della domenica

                Ripensare l’impianto pastorale:

Perché tutto è centrato sul ministero sacerdotale? Non è il solo ministero sacramentale!

Il matrimonio è un “ministero missionario per la comunità”: patto di alleanza (diverso da “contratto”) che si gioca nel rapporto tra i coniugi.

Formare matrimoni “cristiani” più che matrimoni “tra cristiani”

Si cambia una comunità solo instaurando un confronto (nella vita e nelle case) sulla Parola: la gente è in continuo movimento – la struttura della parrocchia resta fissa!

Il cristiano non può farsi solo i fatti propri!!!

 

Messaggio dell’incontro:

Rompere la staticità che ci imprigiona

La missione è entrata in casa nostra: ci sono i venuti da lontano e  i lontani sempre presenti

Alimentare in tutti la speranza che la Parola può cambiarci

 

 

 

06/12/2011