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		<title>nuovi_stili_di_vita</title>
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			<title>Pista pastorale NSDV</title>
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			<description><![CDATA[<strong>Pista pastorale NSDV</strong><br />Pista pastorale  
 

Mettersi in ascolto delle grida della terra e degli impoveriti, condividendo il cammino
delle Chiese nel mondo, per una più approfondita conoscenza delle ingiustizie
strutturali, da cui dipende la crisi con le sue vittime, generando povertà, mancanza di
lavoro, conflitti, isolamento, fenomeni migratori, “inequità”.
 

Perché
1. Crediamo in un Dio che è Trinità, parola incarnata, comunità d&#039;amore, che ha creato ogni
cosa in relazione con ogni altra creatura perché sia felice!
 
2. Vogliamo vivere una sequela che si fa condivisione concreta con le sorelle e i fratelli
impoveriti e che ci fa custodi della casa comune.

3. Ci sentiamo responsabili di ogni cosa creata come dono per tutti, per il bene e la
realizzazione di ogni essere vivente, secondo l’esigenza della destinazione universale dei
beni e del valore dell’equità.

Come
1.Facendo un’attenta lettura della realtà vicina e lontana e dei segni dei tempi in chiave
teologico-pastorale, sociologica ed ecclesiale, per realizzare nuovi stili di vita:
partecipazione attiva, dialogo, denuncia costruttiva, modelli alternativi di sobrietà,
custodia del Creato, informazione critica, consumo responsabile, GAS, Km0, commercio
equo-solidale, finanza etica, sovranità alimentare, bilanci di giustizia, energie ecosostenibili,
raccolta differenziata, auto-produzione, rivalorizzazione del cibo sprecato,
politiche di lavoro sostenibili, ecc.

2. Narrando, valorizzando e sostenendo le esperienze di missionarietà, di volontariato, di
progetti di solidarietà, di cooperazione allo sviluppo sostenibile nelle periferie del mondo,
vicine e lontane, attraverso testimonianze dirette e a mezzo diffusione di stampa, video,
social e forme di arte espressiva.

3. Creando occasioni di incontro fra persone con fragilità diverse, utilizzando strumenti che
promuovano l’ascolto e lo scambio reciproco di saperi e servizi (valorizzazione e conoscenza
delle storie e culture, laboratori artigianali, corsi linguistici, cucina multietnica, feste,
percorsi di accompagnamento) per favorire la loro partecipazione alla vita della comunità.

4. Realizzando con i giovani, le famiglie, le comunità parrocchiali e il mondo delle
associazioni percorsi educativi, progetti, concorsi, mostre, laboratori, campi estivi sui temi
della mondialità e della cultura dell&#039;incontro.
 
Le 4 piste pastorali sono incluse in allegato.]]></description>
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			<title>CMD e Promozione  Nuovi stili di vita</title>
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			<description><![CDATA[<strong>CMD e Promozione  Nuovi stili di vita</strong><br /> L’espressione “nuovi stili di vita” è diventata corrente ma molto ambigua dal momento in cui se ne è impadronita la pubblicità. Essa però risuonava nel mondo missionario, nel suo significato più vero, da quando prese piede lo slogan Contro la fame cambia la vita. I nuovi stili di vita che tutto il mondo ecclesiale è chiamato oggi a promuovere e che hanno trovato tanto spazio nei documenti papali ed episcopali fanno riferimento sia alle urgenze della salvaguardia del Creato che a quelle di nuove relazioni fra le persone e fra i popoli. Più dettagliatamente essi prendono corpo nel
consumo critico, nella fi nanza etica, nel commercio equo e solidale, nei gruppi di acquisto solidale, nel riuso e riciclaggio, nell’informazione alternativa, e attuando scelte di sobrietà di vita, valore che sta alla base di tutto. Il CMD
contribuirà a promuoverli nello spirito delle Beatitudini,facendo particolare riferimento sia allo sfruttamento degli
“impoveriti”, che le ricorrenti crisi economiche colpiscono per primi, sia ai disastri ambientali contro i quali i
Paesi poveri sono meno protetti.
Nel promuovere i nuovi stili di vita il CMD ricorderà sempre che “la Chiesa è la famiglia di Dio nel mondo. In questa
famiglia non deve esserci nessuno che soffra per mancanza del necessario. Al contempo però la caritas-agape travalica le frontiere della Chiesa; la parabola del buon samaritano, che rimane come criterio di misura, impone l’universalità dell’amore che si volge verso il bisognoso «incontrato per caso»” (Deus Caritas Est 25); e ricorderà anche che le buone pratiche individuali e di gruppo devono raggiungere il livello dell’impegno politico, perché la Chiesa, pur non sostituendo in alcun modo il potere statale e la società civile, “non può e non deve restare ai margini della lotta per la giustizia. ]]></description>
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