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			<title>Commissione Missionaria Regionale 1° dic 2011</title>
			<link>http://www.missiopinerolo.org/1/commissione_missionaria_regionale_1_dic_2011_6526727.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Commissione Missionaria Regionale 1° dic 2011</strong><br />
 
Tema:                   Fidei donum: quale futuro?
Ogni rappresentante diocesano ha esposto la situazione dei “Fidei donum” nella propria diocesi: in generale si è notato un calo notevole nell’utilizzo delle chiese locali di questa forma di scambio di preti con le chiese sorelle in paesi svantaggiati.
Viene da pensare che anche nell’ambito ecclesiale si sia affievolito lo slancio missionario, il bisogno di farsi più vicini ai fratelli che hanno meno possibilità di incontrare il messaggio della Buona Notizia, la spinta comunitaria evangelica a condividere quanto si è ricevuto gratuitamente.
Con particolare rammarico qualcuno ha osservato che anche nei giovani seminaristi e chierici che si preparano al servizio sacerdotale manca l’entusiasmo e l’apertura al problema missionario: hanno la tendenza a concepire il loro futuro sacerdotale da “pantofolai”.
Don Alberto Brignoli, collaboratore dell’ufficio nazionale della CEI nel settore dei “Fidei donum” ha proposto le sue riflessioni sull’argomento.
·         Percorso storico: si è passati attraverso alcune fasi che hanno caratterizzato il servizio: dall’iniziale obiettivo di recuperare le zone non ancora evangelizzate, si è passati alla forma del “gemellaggio” tra chiese sorelle (vedi il CUM e la nascita del Seminario per l’America Latina); un ulteriore sviluppo ha portato alla nascita dei servizi missionari diocesani, con la sensibilizzazione del laicato e la presenza dei primi laici missionari. Attualmente, raggiunta la quasi parità numerica di presenza sacerdotale tra chiese locali e chiese in paesi del mondo terzo, la comunione tra chiese ha visto crescere lo scambio tra vicini, dimenticando i lontani.
·         Caratteristiche ecclesiali : lo scambio di sacerdoti rimane una forma essenziale di ponte tra le chiese. I 2.000 preti attualmente “fidei donum” sono molto importanti per creare e mantenere reti familiari e amicali tra chiese sorelle e facilitare lo scambio di valori tra culture e realtà differenti.
·         Criticità: esiste il pericolo di esportare schemi nostrani in situazioni culturali diverse – la superbia ecclesiale (sentirsi i salvatori..) può ostacolare la capacità di ricevere dal diverso e arricchirsi dei suoi valori – attenti a non diventare colonizzatori religiosi delle realtà che si vuole aiutare!
·         Parole chiave da realizzare:
o   SCAMBIO: riscoperta nelle chiese giovani dello spirito del Concilio e della Chiesa autentica – imparare e adottare le loro indicazioni pastorali (vedere-giudicare-agire) – valorizzare per scelta i ministeri laicali
o   COMUNIONE: riscoperta della Parola nella condivisione dello sforzo di promozione umana dei poveri – messaggeri del “Dio della vita” nel senso totalitario della parola – vita vissuta non separata dalla contemplazione che da la forza e la motivazione all’agire.
o   INCARNAZIONE: immergersi nelle culture diverse per conoscere ed acquisire i valori che portano
Riflessioni per i presbiteri inseriti nei “fidei donum”
Ø  Diocesalità = è un servizio affidato dalla propria diocesi ( attenti a ritenersi “profeti”..“salvatori”..)
Ø  Temporaneità = il ritorno è un’esigenza ecclesiale: favorisce le partenze di altri sacerdoti . Sentirsi ospiti della chiesa in cui si presta la propria opera (non siamo indispensabili!). Vivere la provvisorietà.
Ø  Scambio = il ritorno dall’esperienza tra popoli e culture diverse è un’opportunità di rinnovare l’evangelizzazione nella chiesa di origine con particolare attenzione alla pastorale immigrati, alla promozione vocazionale missionaria, al crescere di una cultura missionaria. Accogliere “fidei donum” da chiese sorelle è una risposta alla richiesta di accettazione reciproca tra chiese.
Concludendo:
è temporanea l’esperienza del “fidei donum” verso le chiese sorelle, ma l’esigenza di questa esperienza è perenne:
·         “Andare”  è un invito evangelico sempre attuale: lo scambio arricchisce : si dà e si riceve dal diverso
·         L’essenzialità del Vangelo diventa un’esigenza pastorale: la Parola è rivolta ai poveri, ai non cristiani, alle nuove culture
·         La vita cristiana deve rinnovarsi continuamente: le chiese locali devono diventare più pasquali
·         Lo scambio di sacerdoti è espressione del presbiterio più che soddisfazione di progetti personali
·         Ripensare la formazione cristiana: aprirsi ad accogliere – umiltà di approccio al diverso –lavoro di gruppo – scambio di esperienze e culture diverse.
·         Nella diminuzione di preti locali non si tratta di tappare i buchi ma di impostare una pastorale diversa, creando unità pastorali, incoraggiando le responsabilità, favorendo il lavoro di gruppo]]></description>
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			<title>Commissione missionaria regionale 19 gen 2012</title>
			<link>http://www.missiopinerolo.org/1/commissione_missionaria_regionale_19_gen_2012_6643250.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Commissione missionaria regionale 19 gen 2012</strong><br />                                                             

             Don Roberto (Centro missionario della diocesi di Biella)

             presenta così la propria esperienza:



Dopo esserci messi in ascolto

abbiamo cercato di dare una risposta ad una richiesta:

i giovani cercano un&#039;esperienza missionaria



&gt;   Offerta di una realtà credibile – di risorse umane – in autonomia di gestione:

     i giovani sono molto interessati a partecipare 

    ad un gruppo missionario di dimensione diocesana.



&gt;   Richesta motivazione base minima  (“mi piacerebbe fare qualcosa per ...”)

    nel corso di formazione che viene proposto 

    a chi vuole fare un&#039;esperienza missionaria

    si cerca di far crescere la motivazione iniziale..

    “ che cosa state cercando?” : 

    comprensione della missione come una vocazione personale



&gt;   Se vuoi andare , non devi avere le mani vuote:

    si va a testimoniare Cristo, incontrato e scelto come Maestro

    “Maestro, dove abiti?..Venite e vedete”



&gt;  Obiettivo proposto: un viaggio missionario che può cambiare la tua vita

    senza ritorno!



&gt;  Richiesto un impegno personale coinvolgente:    

    il viaggio deve essere frutto dei tuoi risparmi

    ti presenti alla tua parrocchia e presenti il tuo progetto

    accetti la possibilità che il tuo viaggio venga rimandato...

    non scegli tu la destinazione della tua testimanianza, 

    ma ti viene proposta dal CMD





    

Al ritorno devi realizzare un segno del tuo cambiamento



Dopo una prima esperienza 

puoi accompagnare una volta soltanto un gruppo



Devi decidere: 

se svolgi la tua missione qui o se la vuoi svolgere nel mondo





Per chi sceglie un&#039;esperienza continuativa in paesi terzi,  

viene richiesto un minimo di 2 anni

ti paghi il viaggio

e il CMD     sceglie la realtà che ti accoglie

    sostiene economicamente l&#039;esperienza (copertura assicurativa)

    ti accompagna...

                                
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			<title>PREMIAZIONE VINCITORI DEL CONCORSO</title>
			<link>http://www.missiopinerolo.org/1/premiazione_vincitori_del_concorso_6602097.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>PREMIAZIONE VINCITORI DEL CONCORSO</strong><br />   









Nella solennità dell&#039;Epifania del Signore, 

all&#039;interno della celebrazione della MESSA DEI POPOLI ,  presieduta dal Vescovo Piergiorgio 

si è concluso il concorso indetto dall&#039;ufficio missionario,

con la premiazione delle ragazze e ragazzi che hanno prodotto i disegni scelti come vincitori.



    Suggestiva l&#039;atmosfera della liturgia partecipata da rappresentanti di nazionalità diverse,  

resa particolarmente coinvolgente dalla partecipazione di alcuni profughi, 

ospiti a Luserna s. Giovanni e a Frossasco, 

che hanno animata la celebrazione della Parola e il momento dell&#039;offerta con canti e ritmi africani.



    L&#039;esposizione dei disegni partecipanti al concorso e 

dello striscione confezionato dai profughi di Frossasco (fuori concorso) 

hanno in un certo senso contribuito a rendere concreto il messaggio dell&#039;Epifania: 



la Luce raggiunge tutti gli uomini, senza distinzione alcuna, e 

indica la Strada che porta alla Salvezza: 

uguali nella diversità di fronte all&#039;unico Padre, 

possiamo vivere come fratelli, 

rimuovendo tutti gli ostacoli che cercano di dividere e 

collaborando a far crescere l&#039;amore che unisce e da a tutti dignità e benessere.



    Sono stati premiati con una confezione di prodotti del commercio equo e solidale:



&gt;     per la media Lidia Poet:

       il manifesto di MATTEO AGU&#039; e ALESSANDRO AGLI&#039;



&gt;    per le superiori Istituto Maria Immacolata ,

      il logo realizzato da CHIARA GRIOT

      e il manifesto opera della collaborazione di 

      VANESSA BOTALLO – FEDERICA NAPOLI –   FRANCESCO NASTASI.



    A tutti i partecipanti è stato offerto il libretto FIORI SELVAGGI: 

raccolta di pensieri nati nell&#039;osservazione quotidiana della vita in una missione africana 

da parte di p. Giovanni.


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		<item>
			<title>Un augurio per il Natale 2011</title>
			<link>http://www.missiopinerolo.org/1/un_augurio_per_il_natale_2011_6556792.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Un augurio per il Natale 2011</strong><br />
Incarnazione 2011 :   cittadini-credenti
            Il compleanno è per ciascuno di noi e per le nostre famiglie una festa: la memoria ci riporta al momento in cui è iniziata una presenza, una vita, un’avventura, un insieme di relazioni, ma è anche l’occasione per prendere coscienza che un anno è passato: Si fanno bilanci: qualcosa è cambiato in noi e nelle nostre relazioni, si registra qualche insuccesso, vuoti lasciati, desideri disattesi..e fatti positivi, soddisfazioni avute, conquiste realizzate.
                Il 25 dicembre 2011  celebriamo il compleanno di Gesù, il Dio che nasce uomo a Betlemme, l’Uomo nuovo capace di orientare ogni uomo nel cammino della sua vita terrena, di dare speranza a chi non ha più prospettive, di dare senso a chi cerca una vita degna, di garantire, a chi la desidera, una Vita piena e senza fine. 
Nasce senza sicurezze economiche, mescolato tra i disagiati, fuori anche dalla propria casa, riconosciuto solo dai poveri della sua terra (i pastori) e da stranieri che ricercano una spiegazione di fatti che non capiscono (i magi), osteggiato in seguito dalle autorità religiose del tempo e messo in croce come un malfattore dal potere civile.
                Ma non è il ricordo della nascita di un caro defunto. Gesù ha voluto restare tra gli uomini di tutti i tempi e per questo ha corso un rischio che solo un Amore “Divino” poteva accettare: si è fatto “pane e vino” per poter essere mangiato; ha deciso di continuare nel tempo la Sua Incarnazione attraverso uomini disposti a credere in Lui; vuole che l’uomo di oggi lo possa trovare nella comunità degli uomini di “buona volontà”.
                Per chi si dice credente il Natale è un forte richiamo a riscoprire il mistero di un Dio che lascia il suo “Paradiso”, la sua grandezza, il suo non aver bisogno di niente per essere felice, e si mescola, si immerge nella miseria dell’uomo che cerca per vie sbagliate una felicità che non può trovare, una grandezza apparente ma effimera, una sicurezza che non gli toglie la paura di morire e di perdere tutto.
                L’offerta che ci viene fatta nel prossimo Natale è di prestarci a collaborare con l’Incarnazione che Gesù vuole continuare nel nostro mondo di oggi: possiamo e dobbiamo essere noi la Sua incarnazione. Come?
                Tutti conosciamo a modo nostro l’ambiente in cui viviamo, la situazione di disordine che caratterizza la nostra nazione e il mondo nel suo insieme; anche volendo non riusciamo a non vedere il male che ci viene continuamente presentato dai media a volte persino in modo morboso e ossessivo. Vediamo anche che ci sono reazioni di contestazione, movimenti di ricerca di un mondo più vivibile, conosciamo esempi  edificanti di solidarietà e di compassione per gli svantaggiati. Accanto alle iniziative dei singoli assistiamo a forme di organizzazione che cercano di caratterizzarsi per gli obiettivi che si prefiggono e per i mezzi che adottano per conseguirli. 
Dove si colloca il credente? Come si può “incarnare”? Come realizza la sua vocazione di discepolo di Gesù?
L’esempio di Gesù non offre formule precise di comportamento, non dà regole da osservare, non regala risposte prefabbricate e invariabili: apre una via e chiede di percorrerla, non da soli, ma con Lui che precede e accompagna e sostiene. Lasciare il proprio”paradiso” (le nostre certezze, le nostre verità, il nostro benessere), non cercare protezione in chiese o partiti o  associazioni che si isolano dal mondo per non sporcarsi. Uscire dalla casa, uscire dalle chiese (dopo averle frequentate per nutrirci di Lui fattosi carne per essere mangiato), mescolarci e lasciarci sporcare dal disagio che abbiamo intorno, provare come Lui compassione della folla disorientata e cercare di “saziarla”, aprirci al mondo fatto di ingiustizie e disuguaglianze inumane: chiamati ad essere “lievito” “sale” “luce” possiamo far cambiare le cose solo essendoci dentro, diamo sapore se ci mescoliamo all’insipienza che ci circonda, illuminiamo se ci immergiamo nel buio e nel disorientamento dell’umanità della quale facciamo parte.
Un augurio: Gesù non trovi resistenze ad incarnarsi nella nostra vita per continuare la Sua presenza di Uomo tra gli uomini.
BUON NATALE 2011                                           dall’Ufficio Missionario Diocesano.]]></description>
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		<item>
			<title>SULLE NOSTRE STRADE - riflessioni per la Giornata Missionaria - ottobre 2011</title>
			<link>http://www.missiopinerolo.org/1/sulle_nostre_strade_riflessioni_per_la_giornata_missionaria_ottobre_2011_6504344.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>SULLE NOSTRE STRADE - riflessioni per la Giornata Missionaria - ottobre 2011</strong><br />
 

« Chi dice la gente che io sia. 

La gente chi dice che sia « il Figlio dell’uomo ». 

Quando Gesù pose questa domanda, non provocò solo molte risposte, ma sopprattutto sollevò molti interrogativi.

- Non era una banale curiosità, la sua.

- E neppure solo desiderio di sapere se era capito: lui stesso, la sua missione.

- Penso che fosse un invito a posizionarsi, a confrontarsi con lui.
               Se una ragazza chiede al ragazzo « che cosa dici di me ?»                 

                non é per sentirsi dire  «sei la figlia del panettiere », oppure « sei del liceo Buniva ».

                ma vuole costringere il ragazzo a dichiararsi, a prendere una posizione concreta nei suoi confronti. 

  La domanda di Gesù non era teoria : voleva conoscere, e far conoscere la posizione degli altri nei suoi confronti; una necessità, la sua. 

Voleva costringere gli altri uomini 

a guardarlo in faccia, e 

a pronunciarsi, collocarsi davanti a lui . 

Lo capì molto bene, un giorno, il diavolo, che tagliò corto e gli disse : « che c’é tra te e me ? » : 

non metterti sulla mia strada, lasciami in pace. 
                                                                    ************* 
       
E’ illuminante questo episodio del Vangelo,  per noi che camminiamo sulle strade del mondo di oggi. 
  
Mentre camminiamo…, il Brasile, l’Africa, l’India, questo «figlio dell’uomo», ci interroga  « che cosa dice la gente che io sia ?... » .
Mese missionario, giornata missionaria: sono una buona occasione per fare il punto.

         Per altri  l’Africa é un paese esotico, attraente, una mèta per le vacanze.

         Per altri , una realtà che turba e suscita compassione.

         Per altri , un’occasione, un invito, un impegno alla solidarietà…
E per  noi ? 
E’ un po’ di tutto questo, ma anche molto di più ! 

E’ un urgente messaggio di Dio : il messaggero, « l’inviato di Dio », la Sua voce.  

Abbiamo mille ragioni per affermare questo.   

Io che mi trovo in Africa da 40 anni, ma ritorno spesso in Italia, non ho dubbi per affermare che il cosidetto 3° mondo non é uno dei tanti profeti, uno dei tanti problemi, uno dei tanti richiami.

Ma é l’occasione !  da non perdere.  Un confronto necessario e vitale. 
                                      ************
America Latina, Brasile, Africa, India, Congo…

Che dice la gente… ? 

E voi che dite … ?    

Interrogativi che provocano tante risposte, tentativi di risposte.   

Molte di esse smuovono, coinvolgono, placano un po’ la coscienza ; 

ma non ci soddisfano !     

                                        ***********
In passato quando parlavamo di MISSIONI, giornata missionaria, missionari…, era chiaro quel che si intendeva.

            - paesi da evangelizzare, pagani da convertire da battezzare

         - formare e sostenere catechisti, clero locale, santa infanzia

         - costruire chiese, scuole, ospedali

si pregava e si raccoglievano aiuti per questo. 

 Oggi si sente parlare di 

        - pozzi, mulini, opere di sviluppo 

        - solidarietà, condivisione, giustizia…

        - senza peraltro escludere compleamente gli altri messaggi. 

e si raccoglie ancora. 

In passato i « missionari » erano quelli della Consolata, era d.Tron, d. Rossetto, d.Bessone, …
Oggi invece d. Aldo, d. Luigi, e un po’ tutti mi dicono : « è più missione qua da me che là da te… », e non hanno tutti i torti. 
Senza pretendere di esaurire il problema, penso sia giusto fare un po’ di chiarezza anche nelle parole che usiamo, per non restare nel vago o nell’ambiguo.
                                               *    *    *
I problemi in questione sono due :
1- MISSIONE, 

       l’ annuncio del Vangelo a chi non lo conosce ancora o non lo conosce più :

       pastorale, catechesi… 

Su questo tema, é vero, tra Pinerolo e Muhanga  e Cicero Dantas non c’é distinzione sostanziale, siamo quasi sullo stesso piano.  
  
Questo obiettivo lo condividiamo con l’ufficio di Catechesi, Pastorale… 
  
2- PAESI POVERI, o meglio, IMPOVERITI

       il nostro rapporto con l’Africa, il Brasile, l’India… 
  
Su questo tema abbiamo molto da dire, e da fare..

E’ questo l’obiettivo specifico dell’ ufficio missionario, della giornata missionaria,…  
                                                   ************

 

         Tanti pensieri, tante riflessioni. 
Oggi  ci accorgiamo meglio che il mondo che abitiamo é unico, lo abitiamo insieme.

Abitiamo una casa comune .

Questo nostro mondo non é neppure un condominio, ma un unico alloggio.  
  
Bangladesh, Argentina, Mali, Congo : camere diverse ma comunicanti tra loro.

Spostarsi da una camera all’altra non é un problema, e non é neppure un problema prendere una sedia di qua e metterla di là.

Lo si fa tutti i giorni e sotto gli occhi di tutti.
Ciò che accade in una stanza si ripercuote nell’altra.

Se uno fa il prepotente, l’altro lascia cader le braccia. 

Porte che si aprono in un senso e non nell’altro…
E così via, con mille altre esemplificazioni. 

E’ evidente che se mi occupo unicamente di una stanza e vi ammucchio tutto ciò che mi viene sotto mano,… l’altra stanza si svuota. 
  
Non c’é alternativa. 

**********  
  
Un movimento che produce molta ricchezza, necessariamente genera poverta’ altrove.  

Due facce della stessa medaglia.   

Questo meccanismo non nasce oggi ; oggi forse lo vediamo meglio in faccia.

Prima si parlava di :        - conquiste, scoperta dell’America o di chissàcosa..

poi si parlò di                 - colonizzazione, civilizzazione… 

infine si parla di              - mondializzazione, economia mondiale… 
Ma la dinamica é la stessa, e gli stessi sono i frutti :

         ricchezza e benessere              per gli uni, 

         morte e povertà                         per altri  

            oro, spezie,… petrolio, coltan,…per gli uni

            guerre, insicurezze                   per gli altri 
Alcuni lo vedono, ne son coscienti.

Ad altri interessa tener nascosto.

Altri, …troppi ! non se ne accorgono, e non se ne preoccupano più di tanto. 
 

                                      ***********   

         In una serata dedicata all’Africa, a Pinerolo, parlavamo di povertà-miseria, ingiustizie, sottosviluppo ; parlavamo della guerra nostra nel Kivu, costruita apposta per facilitare la fuga di coltan, oro, legname…  
       
Un amico, senza polemica ma molto convinto, mi disse :

« Non credere che qua non abbiamo problemi altrettanto gravi : i barboni, disoccupazione dei giovani, gente che non ce la fa ad arrivare a fine mese… »   
      
Era come dire: come possiamo caricarci di altro? 
    
Cercai di rispondere, ma non so se fui convincente. 

Se io ho una mano in cancrena che mi tormenta e mi fa soffrire, é normale che mi concentri su di essa ; ma se nel frattempo mi accorgo che pure una gamba é in cancrena…. ? 

Sarebbe sciocco dire  « ho già la mano…. ; non ho tempo per… » 

E’ triste, é tragico, é un problema che va al di là delle mie forze…   

Ma questo é il mondo che ci siamo fatti ; o forse son altri che ce lo han fatto.  
          
Ma noi ci siamo dentro, tutti ! 
   
                                               ******* 
  
Ma  c’é pure l’altro volto.
I primi anni che ero in Africa chiedevo aiuti, e me li davano ; ora é da anni che non chiedo nulla, nonostante le grandi necessità, ed anche i progetti.   Sono veramente tanti gli amici che mi cercano, ed anche gente che appena mi conosce ; ci tengono a mettermi in mano dei soldi.  Vogliono unirsi, vogliono partecipare.

In Italia é aumentata molto la sensibilità, la generosità : tantissimo !

Più che in passato.

Tanta gente non vuole restare assente alla costruzione di un altro mondo.  

       Paolo, direttore al neurologico, é venuto in Africa:  a partire da quel giorno la sua passione diventa il passare nelle scuole per raccontare , far conoscere…    

       Lia, professoressa di ginnastica in pensione: non si ferma, coinvolge le colleghe, insegnanti di geografia, di storia, ragazzi  delle scuole superiori…  Su questo non si va in pensione.

       Lella, e Patrizia: é tutto l’Istituto scolastico « Lidia Poet », che ormai da una dozzina d’anni si prende in carico la scuola elementare di un intero villaggio, in Africa, e paga la totalità della retta scolastica. Ragazzi di scuola che si prendono per mano verso un futuro diverso. 
Non c’é più il mese missionario : tutto l’anno diventa missionario.
                                            *    *    *
Qualche anno fa in una scuola media del pinerolese, parlavamo di tutti questi problemi: paesi impoveriti, fame, ingiustizie, benessere ;

dopo un po’ un ragazzino si alzò e senza nascondere la collera che aveva dentro, gridò : 

 « Ma perché queste cose non ce le dicono ? ».   
  
Santa collera !   
 
Giovanni padiri]]></description>
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		<item>
			<title>Concorso</title>
			<link>http://www.missiopinerolo.org/1/concorso_6529208.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Concorso</strong><br />L’ UFFICIO MISSIONARIO DIOCESANO
Propone
 
CONCORSO A 3 LIVELLI
Elementari - Medie - Superiori
 crea
 UN LOGO per L&#039;UFFICIO MISSIONARIO
E UN MANIFESTO 


sul tema


 “ABBATTERE I MURI E COSTRUIRE PONTI”
 
Chiediamo la collaborazione di tutti gli educatori (insegnanti - catechisti - animatori) sensibili al problema della mondialità.



I disegni potranno essere eseguiti con qualsiasi tecnica. 

Si può scegliere di creare il logo, il manifesto o entrambi.

Logo: formato massimo A4. Manifesto: formato A3 o 50cmX70cm.

Indicare sul retro del lavoro: nome, cognome, recapito (indirizzo, telefono, mail, ecc).



Tutti  i lavori saranno esposti durante la “Messa dei Popoli” nel giorno  dell’Epifania 2012 in Duomo a Pinerolo dove saranno decretati i  vincitori e i lavori prescelti (un logo tra tutti, e tre manifesti, uno  per ogni livello) saranno usati come logo e manifesti dell’Ufficio  Missionario Diocesano.



CONSEGNA 

Entro il 18 dicembre, presso l’Ufficio Missionario (aperto tutti i sabati, dalle 9.30 alle 11.30). 

 ]]></description>
			<guid isPermaLink="false">http://www.missiopinerolo.org/1/concorso_6529208.html</guid>		</item>
		<item>
			<title>Commissione missionaria regionale 19 gen 2012</title>
			<link>http://www.missiopinerolo.org/1/commissione_missionaria_regionale_19_gen_2012_6643899.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Commissione missionaria regionale 19 gen 2012</strong><br />                                                         							



                                    COS&#039;E&#039; UN GRUPPO MISSIONARIO



Una premessa necessaria



Se uno ha accolto il Vangelo, deve anche farlo conoscere agli altri. 

Se uno ha incontrato Gesù di Nazaret, deve anche raccontarlo agli altri.

La fede si rafforza donandola e si indebolisce, fino a morire, tenendola solo per sé.



Se una parrocchia si chiude in se stessa, non serve a nulla. 

Come il sale senza sapore, di cui parla Gesù: &quot;non serve più a nulla. 

Non resta che buttarlo via e la gente lo calpesta&quot; (Mt 5,13).



Una descrizione



Il Gruppo Missionario è composto da cristiani che cercano di vivere la propria fede

testimoniandola verso gli altri, vicini e lontani, e 

cercano di aiutare la propria comunità cristiana ad essere missionaria,

dentro e fuori dei propri confini.



Un gruppo di cristiani “normali”



Ovvero persone che hanno intuito che il Vangelo deve essere offerto a tutti e

che la propria fede può restar viva solo se la si comunica.

Si uniscono in gruppo: 

per far crescere &quot;insieme&quot; la propria fede nella sua dimensione missionaria.



Un cammino di fede ecclesiale



Il gruppo missionario cerca di maturare nella fede 

dando ampio spazio alla formazione missionaria dei suoi membri. 

Questa formazione ha le sue radici nella vita ordinaria della parrocchia 

e qui porta i suoi frutti.



Un cammino di azione ecclesiale



Il gruppo missionario opera sempre per sostenere e sviluppare 

lo spirito missionario della propria comunità cristiana.





A. La formazione



Ogni discepolo di Gesù è chiamato a diventare sempre più simile a lui, 

a crescere nella fede e a &quot;portare sempre più frutto&quot; (Gv. 15,2).



La formazione cristiana è un processo di maturazione personale della fede 

che si sviluppa dentro la comunità dei discepoli.



E&#039; la parrocchia la prima responsabile della formazione dei suoi membri 

attraverso la catechesi, la liturgia e l&#039;esperienza della carità.



Chi fa parte del gruppo missionario

riceve la propria formazione innanzitutto dalla vita ordinaria della parrocchia 

partecipandovi attivamente o, 

se si trovasse staccato, - come può succedere, soprattutto per i giovani - 

entrandoci progressivamente.



Il gruppo missionario intende sviluppare una dimensione fondamentale della formazione cristiana:

la dimensione missionaria.



I momenti della formazione missionaria



1.   Ascoltare la Parola di Dio



La comunità cristiana cresce nella fede radicandosi nella Parola di Dio.



Il Gruppo Missionario partecipa attivamente ai momenti di ascolto della Parola 

che la parrocchia propone, oppure - se è il  caso - 

si fa lui stesso promotore di tali iniziative.

In ogni sua riunione il gruppo 

riserva uno spazio per l&#039;ascolto della Parola e la riflessione comune.

Si cercherà di scoprire sempre meglio la dimensione missionaria della Bibbia 

per viverla nella propria vita.



2.   Pregare perchè il Regno venga



Il Gruppo Missionario partecipa alle esperienze di preghiera

proposte dalla comunità parrocchiale.

Ha però anche momenti propri di preghiera, soprattutto nelle riunioni del gruppo, 

dove viene  sviluppata la dimensione missionaria: 

si prega per tutti i popoli della terra, per i missionari, per la chiesa universale.



La preghiera &quot;venga il tuo regno&quot; è parte integrante della missione.



3.   Vivere l&#039;Eucaristia e i sacramenti



Ogni parrocchia trova nell&#039;Eucaristia (banchetto del regno) e nei sacramenti (segni del regno) 

la &quot;vita piena ed abbondante&quot; del Signore risorto che costruisce il Regno di Dio.



IL Gruppo Missionario vive l&#039;Eucaristia e i sacramenti nella loro apertura universale: 

ogni Messa è sempre per il mondo intero e 

ogni sacramento è forza per i credenti per costruire il Regno.



4.   Calare la fede dentro la storia



Ogni comunità cristiana deve portare il vangelo tra la gente del suo territorio: 

dovrà conoscere bene questa gente e i suoi problemi.

Ma deve anche preoccuparsi perchè il vangelo arrivi a tutti i popoli della terra: 

dovrà allora conoscere questi popoli e i loro problemi.



Il Gruppo Missionario ha il dovere prima di tutto di informarsi

e poi di far conoscere alla comunità parrocchiale i problemi dei popoli, soprattutto dei poveri, 

le cause di tante situazioni ingiuste, la situazione dei cristiani nel mondo, 

la vita delle giovani chiese. 



Per aiutare la propria comunità a incarnare il Vangelo qui e 

a sostenere l&#039;evangelizzazione di tutti i popoli 

sono di grande aiuto molti documenti del Papa e dei Vescovi che occorre conoscere e studiare.





B. L&#039;azione



1.   Il Gruppo Missionario aiuta i propri membri 

ad avere uno stile di vita personale evangelicamente missionario: 

accoglienza verso tutti, apertura universale, sobrietà e anche povertà, 

rispetto della giustizia, serietà professionale.



2.   C&#039;è un&#039;azione missionaria &quot;ordinaria&quot; :

consiste nell&#039;introdurre un vero spirito missionario 

nella vita parrocchiale quotidiana a cui si partecipa: 

catechesi, liturgia, testimonianza della carità, gruppi familiari, associazioni, movimenti...



3.   C&#039;è poi un&#039;azione missionaria &quot;straordinaria&quot;: 

consiste in particolari attività a carattere &quot;missionario&quot; come: 

veglie, Giornate, mostre, commercio equo e solidale, campi di lavoro, 

incontri con i missionari ecc...

Esse devono sempre mirare a incidere sulla vita ordinaria della parrocchia, 

senza accontentarsi di singole iniziative che non lasciano traccia.



4. Il Gruppo Missionario agisce sempre in piena comunione 

con la comunità parrocchiale, soprattutto attraverso la persona del parroco e 

attraverso il Consiglio Pastorale parrocchiale.

Eventuali difficoltà dovranno essere serenamente affrontate,

ricordando che senza comunione la missione non può essere credibile.



5.   Per un&#039;azione missionaria efficace

è utile sostenere la collaborazione tra le parrocchie del Vicariato e 

tenere frequenti contatti con altri Gruppi Missionari.



6.   Il Centro Missionario Diocesano aiuta i Gruppi Missionari 

ad essere e a sentirsi parte attiva della chiesa locale che, unita intorno al Vescovo, 

è la vera fonte della vita missionaria.



7.   Il Gruppo Missionario esperimenta la sua &quot;capacità missionaria&quot; 

anche collaborando nel diagolo con quegli uomini di buona volontà, anche non credenti, 

che si impegnano sui problemi come la giustizia, la pace o la salvaguardia del creato:

questi, in una completa visione evangelica, sono problemi missionari. 

Nel diagolo si dovrà rafforzare e purificare la propria identità ecclesiale.





Come far nascere un Gruppo Missionario



Se qualcuno ha capito che non si può essere cristiani senza essere missionari e 

che la stessa comunità cristiana non può dirsi tale se non è missionaria, 

ne parla col parroco e propone la formazione del gruppo sulla linea di quanto è descritto sopra.



Se c&#039;è il consenso (o almeno la non opposizione) del parroco, 

bisognerà coinvolgere il Consiglio Pastorale parrocchiale.



Bisogna credere che esistono nelle comunità persone - giovani e adulte - sensibili alla Missione,

perchè lo Spirito del Signore è sempre all&#039;opera. 



Con questa fiducia si possono contattare quanti già lavorano, in modi diversi, 

per la missione universale o 

si sono rivelati interessati da cristiani ai problemi del Terzo Mondo.



Si propone loro di rendersi disponibili ad animare la comunità cristiana

per aprirla sempre più alla missione universale.



Le riunioni del Gruppo Missionario dovrebbero essere periodiche,

rispettando una certa regolarità e seguendo uno schema ben definito:

  &gt;  momento di preghiera: 

si chiede al Padre che &quot;venga il suo Regno&quot; e si affidano a lui missionari,

i Paesi e le chiese di tutto il mondo, con i loro problemi e le loro speranze;

  &gt;  momento formativo: 

preparato da qualche membro del gruppo o guidato da qualche persona invitata 

può essere molto vario (un esempio: l&#039;itinerario formativo proposto dal CMD),

ma sempre dovrà comprendere l&#039;ascolto della Parola di Dio ed 

eventualmente una riflessione e discussione di qualche documento del magistero

(un esempio: la &quot;Redemptoris Missio&quot;) 

o anche delle lettere dei missionari o lo studio di problemi particolari 

(sottosviluppo, fame, immigrati, pace...)

  &gt;  momento di programmazione delle attività del gruppo, 

soprattutto delle iniziative da proporre a tutta la comunità parrocchiale,

  &gt;  momento di revisione delle attività realizzate e del proprio impegno personale.



Come far crescere un Gruppo Missionario



Perseverare nelle riunioni ben preparate:



Creare un gruppo un clima di amicizia e fiducia reciproca, 

in cui ognuno si senta responsabile.

Per questo è indispensabile una presenza non saltuaria, ma continua, puntuale e attiva.



Collegarsi con gli altri gruppi del Vicariato e con il Centro Missionario Diocesano 

per uno scambio di esperienze, di informazioni e di strumenti di lavoro e

per organizzare qualche attività in comune.



Tenere rapporti regolari e vivi col Consiglio Pastorale parrocchiale e 

con gli altri gruppi e associazioni regionali e nazionali 

collaborare nelle iniziative promosse da tutta la comunità.



Sollecitare discretamente quanti si occupano della liturgia, della catechesi e della carità 

a mettere in evidenza la dimensione missionaria, già ben presente nell&#039;eucaristia e nei sacramenti, 

come nei catechismi e in ogni catechesi, come nella carità evangelica.



Mantenere regolare corrispondenza con i missionari della parrocchia o con altri missionari,

trovando poi il modo più adatto per informare e coinvolgere tutta la comunità su qualche problema.



Informarsi attraverso le Riviste Missionarie sulla vita delle giovani chiese del Sud del mondo e 

sulla loro situazione culturale, sociale e politica e far circolare le informazioni in parrocchia.





Don Mario Bandera

Direttore C.M.D. Novara

Torino Commissione Regionale

19 febbraio 2012]]></description>
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		<item>
			<title>Commissione missionaria regionale 19 gen 2012</title>
			<link>http://www.missiopinerolo.org/1/commissione_missionaria_regionale_19_gen_2012_6643911.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Commissione missionaria regionale 19 gen 2012</strong><br />]]></description>
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		<item>
			<title>Commissione Regionale Missionaria:  22 settembre 2011</title>
			<link>http://www.missiopinerolo.org/1/commissione_regionale_missionaria_22_settembre_2011_6491358.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Commissione Regionale Missionaria:  22 settembre 2011</strong><br />
Commissione Regionale Missionaria:  22 settembre 2011
Titolo:              “Come rendere sempre più missionarie le nostre parrocchie&quot;”
Sono state offerte tre testimonianze con spunti di riflessione molto pratici:
Sr Alessandra:  opera nella parrocchia di S. Agapio (periferia di Novara -25% immigrati) come Pastorale Giovanile, in rete con i servizi sociali, la parrocchia e le scuole.
Cosa facciamo perché “capitino delle cose”?
C’è, per chi opera nella pastorale giovanile, un cammino di fede da percorrere, che passa attraverso la ricerca di integrazione per tutti i giovani residenti nel quartiere, considerato dalla città un vero e proprio ghetto, collaborando con la scuola e i servizi sociali.
L’oratorio, unico punto di incontro strutturato, diventa l’occasione per attività ludiche-formative che portano all’accettazione delle diversità e alla convivenza che unisce e fa crescere insieme. Quasi spontaneo il fenomeno tra giovani, più difficoltoso con il mondo degli adulti, che sono comunque interpellati e coinvolti.
Come intervenire a livello esistenziale?
Accoglienza basata sull’ascolto della drammaticità di quanto ognuno dei ragazzi (straniero o italiano) ha vissuto e subìto: si smonta così l’allergia dei giovani verso “le prediche” e la crisi educativa del mondo degli adulti.
Cambiare e lasciarsi cambiare: l’animatore dà e riceve, offre la sua testimonianza della Buona Notizia rendendola credibile con il suo comportamento e la sua gioia di vivere e impara a conoscere l’animo di chi ha sofferto, ricavandone una gratificazione che premia!
I ragazzi devono imparare ed essere aiutati a rispettare se stessi e a rispettare l’altro.
 
Don Gino: ufficio missionario di Alba.
Ripensare la missione come responsabilità di tutti, anche di chi non prende parte alla pastorale.
Si tratta di aprire gli occhi al di fuori, dove nessuno mette il naso: 
Ascolto del “diverso” – vivere la “misericordia”.. (non è una pratica abituale degli organismi diocesani!!)
Lasciarsi abitare dal Vangelo, ma anche lasciarsi interpellare da tutto quanto ci circonda – non donare soltanto, ma ricevere – collaborazione con tutte le iniziative di base..)
Partire dalle cose sul campo per leggere il Vangelo in presa diretta (non esiste dualismo umanità-vangelo!)
Cosa vuol dire essere battezzato?
Avere una dignità propria e dei doveri (cosa diversa da essere aiutanti del clero!)
Creare relazioni umane che fondino la disponibilità ad aiutare gli altri (percorso difficile!! Più facile dare senza essere  coinvolti!)
Assumersi la responsabilità di essere esempio di disponibilità – povertà – essenzialità
Vivere da battezzati nella città: 
Testimoniare la sacralità della vita (diverso dal solo parlarne..!)
Vivere una Chiesa per la vita più che somministratrice di sacramenti
Mescolarsi e sparire per far lievitare – partecipare a tutte le iniziative “per la vita”
Riscoprire la positività dell’altro in un rapporto orizzontale (alla pari)  più che verticale (dall’alto al basso)
Creare gruppi di Vangelo che incarnino la Buona Notizia – preparare alla vita più che preparare ai sacramenti.
Difficoltà da superare:
Caduta valoriale della nostra società “dei furbi” e “dei forti” 
Cultura della seduzione anziché della responsabilizzazione – pochi adulti cristiani responsabilizzati.
Tendenza a diventare chiesa-azienda (raccolta fondi – potere economico..)
Tendenza della chiesa ad essere autoritaria e individualista.
 
Luciano Vietti: laico – coordinatore catechistico di Vercelli
Evangelizzare noi stessi per poi annunciare agli altri
Interrogarci sempre!! 
Evitare di diventare parrocchia autoreferenziale e distributrice di sacramenti.
Accogliere, coscienti che si rischia come Gesù (“i suoi non l’hanno accolto”)
Darsi come obiettivo; rendere “missionari” i fedeli della domenica
                Ripensare l’impianto pastorale:
Perché tutto è centrato sul ministero sacerdotale? Non è il solo ministero sacramentale!
Il matrimonio è un “ministero missionario per la comunità”: patto di alleanza (diverso da “contratto”) che si gioca nel rapporto tra i coniugi.
Formare matrimoni “cristiani” più che matrimoni “tra cristiani”
Si cambia una comunità solo instaurando un confronto (nella vita e nelle case) sulla Parola: la gente è in continuo movimento – la struttura della parrocchia resta fissa!
Il cristiano non può farsi solo i fatti propri!!!
 
Messaggio dell’incontro: 
Rompere la staticità che ci imprigiona
La missione è entrata in casa nostra: ci sono i venuti da lontano e  i lontani sempre presenti 
Alimentare in tutti la speranza che la Parola può cambiarci
 
 
 ]]></description>
			<guid isPermaLink="false">http://www.missiopinerolo.org/1/commissione_regionale_missionaria_22_settembre_2011_6491358.html</guid>		</item>
		<item>
			<title>13 marzo 2012 Commissione Regionale Missionaria</title>
			<link>http://www.missiopinerolo.org/1/13_marzo_2012_commissione_regionale_missionaria_6824566.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>13 marzo 2012 Commissione Regionale Missionaria</strong><br />



LA MALEDIZIONE DEL “dio” DENARO
Di Padre Giulio Albanese
Sono cinque le banche finanziarie internazionali e tre i macro hedge fund (fondi speculativi) che da soli movimentano l’86% del mercato dei “derivati”. È un attacco frontale coordinato contro banche centrali e governi. Ecco come funziona il meccanismo e perchè va cambiato.
Nessuno ha la fortuna di avere tra le mani una sfera di cristallo per prevedere cosa accadrà nel 2012 in quanto lo scenario finanziario internazionale è ancora estremamente fluido. Il problema di fondo è la speculazione finanziaria mondiale, un fenomeno a dir poco aberrante, mosso da un unico principio: quello di fare soldi, tanti, e il più in fretta possibile. Avidità sfrenata, unita ad una buona dose di delirio di onnipotenza da parte di “certi poteri”, sta causando disastri epocali. Stiamo parlando, intendiamoci, di soggetti finanziari totalmente insensibili, dunque sprovvisti di alcuna morale, rispetto alle ripercussioni socio–politico-economiche delle loro azioni: dalle recessioni in atto in molti Paesi, alla distruzione di milioni di posti di lavoro, causando peraltro milioni e milioni di nuovi poveri per fame su scala planetaria.
È curioso che la stampa nostrana parli ogni giorno della crisi dei mercati senza però spiegare chi siano gli artefici di questo terremoto speculativo. Sono cinque banche finanziarie internazionali e tre macro hedge fund (fondi speculativi) che movimentano da soli l’86% del mercato dei “derivati” (i prodotti finanziari che hanno inquinato i mercati) che si svolge per circa il 70% sul circuito Otc, ovvero, tradotto in italiano corrente, al di fuori di ogni regolamentazione e controllo pubblico indipendente. Ma non è tutto: il valore nominale dei derivati in giro per il mondo è stato stimato attorno ai 700mila miliardi di dollari, vale a dire 13-14 volte il Prodotto interno lordo mondiale. Insomma, la cosa assurda è che questi stessi speculatori, alla prova dei fatti, sono giocatori e arbitri d’ogni partita, mentre chiunque tenti di fermarli è comunque perdente. Neanche mettendo insieme tutte le banche centrali del pianeta si potrebbe impedire un attacco frontale coordinato degli otto soggetti sopra citati, per il semplice motivo che le banche centrali, per statuto, possono solo intervenire sul mercato cash (quello della liquidità), mentre gli altri vanno “a leva”. Tradotto in un gergo più comprensibile, per i non addetti ai lavori, basti pensare che per ogni mille euro o dollari messi in campo dalle banche centrali, le banche finanziarie già citate rispondono mediamente con contratti nominali (per intenderci, movimenti di denaro, spesso “tossico” e quindi “fasullo” in via telematica, grazie alle continue sofisticazioni di ingegneria e matematica applicata alla finanza) pari a 100.000.000 - 500.000.000 di euro o dollari.
Gli esempi negli ultimi 20 anni non sono certo mancati: dal Giappone nel 1989 a Soros contro la sterlina e la vecchia lira nel 1991-1992; dal Messico ed America Latina del 1997 alla Russia e il Sud-Est asiatico del 1998; dalla bolla Internet del 2000 all’Argentina nel 2001, fino ad arrivare agli esempi odierni di Irlanda, Portogallo, Grecia, Spagna ed Italia. Intanto i venti di guerra spirano sempre più forti un po’ a tutte le latitudini, dall’Iran all’Afghanistan, dalla Palestina al Corno d’Africa, per non parlare della Nigeria. E guarda caso, come al solito, da quelle parti gli interessi sono tutti concentrati sul controllo delle immense risorse petrolifere o comunque sul fatto che quei Paesi si trovano sulle direttrici commerciali dell’oro nero. È evidente, perciò, che sta crollando un sistema il quale ha generato un mostro in grado di fare disastri non solo nei Paesi del Sud del mondo, ma anche in quelle nazioni ritenute potenze industriali. Inoltre, anche l’ascesa di quei Paesi emergenti con un prodotto interno lordo (Pil) in crescita, meglio noti con l’acronimo Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), va presa col beneficio d’inventario.
Perché se da una parte è vero che questi Paesi hanno fatto dell’economia reale il loro cavallo di battaglia, mettendo al primo posto le attività produttive a costi irrisori rispetto all’Occidente, anch’essi non hanno preso sul serio la questione sociale, acuendo forti ingiustizie e sperequazioni. Per cui, se da una parte abbiamo Stati Uniti ed Europa che si sono trasformati in zone di consumatori (oggi peraltro senza quattrini da spendere, indebitati come sono), dall’altra vi sono i Brics che producono a tutto spiano, dimenticando che la “domanda”, commercialmente parlando, non può venire solo dall’estero ma deve anche essere “interna”. D’altronde, gli standard di democrazia, in Paesi come Cina e Russia, impongono un contenimento dei consumi interni procapite poiché si teme la contestazione dei sistemi centralizzati del potere.
Economisti e politici illuminati auspicano la convocazione di una nuova “Bretton Woods”, ovvero una “Conferenza internazionale” in cui decretare la penalizzazione di ogni forma di “speculazione”, per stabilire “parità monetarie” che consentano un sano sviluppo del commercio a lungo termine finalizzato allo sviluppo di tutti i popoli. Un’indicazione caldeggiata da tanta società civile su scala planetaria, ma rimasta sulla carta. La proposta di una nuovo corso, affinché le leve economiche tornino in mano agli Stati sovrani, costituisce una sfida epocale all’ideologia liberista. Concretamente questo significa tornare a conferire agli Stati il potere non solo di creare il credito, ma anche di battere moneta. Lungi da ogni disfattismo, qui si tratta di rivedere radicalmente le regole del gioco, tenendo conto, come cristiani, dell’insegnamento della Dottrina sociale della Chiesa che non solo afferma il primato della persona umana sul mercato, ma esige anche che il Bene Comune sia garantito dalla solidarietà e dalla sussidiarietà, rendendo tutti corresponsabili del proprio presente e del proprio futuro.
 Leggi anche: parabola]]></description>
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		<item>
			<title>Incontro 05/09/2012</title>
			<link>http://www.missiopinerolo.org/1/incontro_05_09_2012_9956227.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Incontro 05/09/2012</strong><br />Hanno risposto all&#039;invito e partecipato alla serata c/o il Centro Missionario diocesano:
le parrocchie di Baudenasca e s. Lazzaro - 3 Suore Giuseppine - d. Marabotto - Paolo di Perosa, appena rientrato da una visita a d. Peira in Brasile (Rio Branco) (ha saputo dell&#039;incontro da d. Peira in Brasile e ci ha portato una sua lettera di saluto e informazione)
 
            Prendendo spunto dalla Lett. Ap. &quot;Porta fidei&quot; (messaggio papale per il 2012) e da &quot;Testimoni di Dio, testimoni di misericordia&quot; (contributi dalla 9a Settimana Nazionale di Formazione e spiritualità Missionaria - Cassino 26/31 agosto 2011) abbiamo ripensato alcuni punti fondanti la &quot;missione&quot;:
 

chi ha ricevuto il dono della Misericordia di Dio (Amore che da vita senza limiti) non può non può non essere annunciatore e testimone di questa Buona Notizia a tutti gli uomini, vicini e lontani

 

&quot;Voglio l&#039;amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocausti&quot; (Osea 6,6) -

      &quot;Smettetela di presentare offerte inutili... non posso sopportare delitto e solennità&quot;
      (Isaia 13-14):
      Cammino spirituale individuale - Sacramenti e Liturgie - pastorale ecclesiale:
      quale fine perseguono?
      Come si concilia la vita di fede con il vissuto quotidiano?
     

La missione della Chiesa si realizza nella misericordia anzi come Misericordia:

      Servire/amare Dio significa servire/amare il fratello e più in generale ogni creatura dataci da     Dio:
   per puntare dritto al Creatore è necessario deviare verso la creatura.
     Dio ha creato e crea per Amore: &quot;La gloria di Dio è l&#039;uomo vivente&quot; (s. Ireneo)
 

La Chiesa è segno (rappresenta) e strumento (serve) del Regno di Dio:

     Regno di conciliazione - Giustizia - Pace - Pienezza di vita per tutti.   
 

La missione di testimoni esige che tutta l&#039;attività della Chiesa particolare, tutto il suo essere e operare siano annuncio e testimonianza del Regno.

      Noi tutti/Chiesa viviamo il momento storico per cercare di capire le inquietudini più profonde di ogni uomo e per dare risposte comprensibili e attuali che rendano efficace la comunicazione della &quot;Buona Notizia&quot;.
 

Indispensabile una rinnovata adesione di fede personale e comunitaria al Vangelo di Gesù Cristo:

     relazione personale con Cristo come Persona viva che colma la sete del cuore, da condividere con tutti i fratelli, vicini e lontani.
 
            Lo scambio che è seguito tra i presenti ha testimoniato come sia grande l&#039;amore che si riceve, quando si fa un&#039;esperienza in &quot;terra di missione&quot;, infinitamente più grande del poco che si dà con la propria presenza e la propria attività.
 
            L&#039;esempio del laicato nelle &quot;missioni&quot; attivo nella vita ecclesiale, capace di camminare nella fede - condurre la liturgia e la catechesi anche in assenza o con la presenza limitata di sacerdoti,  stupisce e interpella le nostre comunità. L&#039;autotassazione per sostenere le attività pastorali, pur nella povertà cronica delle loro risorse, mette in crisi le nostre comunità così individualiste e abituate ad avere di tutto e di più senza impegno personale...
 
            Sono emersi tre problemi da affrontare:
 
ü      Cresce il numero delle persone, soprattutto giovani, che desiderano fare un&#039;esperienza in &quot;terre di missione&quot;: come prepararli adeguatamente a vivere al meglio questa possibilità?
ü      Chi rientra è normalmente carico di emozioni forti: come aiutarli a passare dall&#039;emozione alla riflessione sull&#039;esperienza fatta
ü      La riflessione dovrebbe portare ad una scelta conseguente, che incida sulla vita quotidiana: come offrire occasioni di attuazione operativa a scelte diverse?
 
            L&#039;Ufficio Missionario Diocesano raccoglie l&#039;appello e si impegna a cercare risposte: riteniamo di non avere la bacchetta magica per cui chiediamo a tutti quanti hanno idee e disponibilità di collaborazione a farsi vivi per cercare insieme (ecclesialmente) una strada percorribile nella nostra diocesi e con le nostre forze.
           
                                                                                              Ufficio Missionario Diocesano]]></description>
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		<item>
			<title>padre nostro missionario</title>
			<link>http://www.missiopinerolo.org/1/padre_nostro_missionario_9956228.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>padre nostro missionario</strong><br />Incontro gruppi missio 2012
  

 

Padre nostro
(per Amore ci hai dato la vita, per Amore ci hai dato come casa il mondo, per Amore ti sei fidato di noi e ci hai affidato il compito di custodirlo e amministrarlo a servizio della vita di tutti i tuoi figli, per amore ci hai dato il tuo unico Figlio, uomo tra gli uomini, per indicarci la via da seguire  e per liberarci dalle scelte che portano morte)
che sei nei cieli
(altro da noi, le tue vie non sono le nostre vie, le nostre visuali terra-terra non ti appartengono)
sia santificato il tuo nome
(Amore senza limiti, Difensore dei poveri, Verità che smaschera gli idoli da noi creati, Misericordia che riporta alla vita i peccatori)
venga il tuo Regno
(il male sconfitto dal bene, la morte vinta dalla difesa della vita, le disuguaglianze superate dalla ricerca di pari dignità e opportunità di vita per tutti, il possesso superato dalla capacità di donarsi, il peccato- morte riscattato per il mistero pasquale)
sia fatta la tua volontà
 (tu vuoi che la vita trionfi e si espanda, tu vuoi che ogni uomo possa godere come tuo figlio del mondo che hai creato, tu vuoi che come fratelli amiamo e rispettiamo tutti gli uomini, vicini e lontani, con particolare attenzione ai più deboli e dimenticati, tu vuoi che ogni tuo figlio abbia la possibilità di rialzarsi ogni volta che cade e ritorni a godere di vita piena, anche con la com-passione dei fratelli)
come in cielo così  in terra
(la tua Parola dà vita a chi la accoglie e lascia nella morte chi liberamente la rifiuta)
Dacci oggi il nostro pane quotidiano
 (hai ordinato il creato perché ogni creatura abbia ogni giorno quanto gli serve per vivere: all&#039;uomo il cibo necessario, a tutte le altre creature un habitat adatto alla loro vita, Gesù ci ha detto che basta ad ogni giorno il tuo dono d&#039;Amore)
Rimetti a noi i nostri debiti
(la poca fiducia nelle tue promesse ci fa accumulare beni che rubiamo ad altri fratelli, siamo indifferenti a chi soffre la fame perché sazi di benessere, chiudiamo gli occhi davanti alle guerre che usurpano i diritti degli altri, non ci preoccupiamo che lo sfruttamento della terra causi danni irreparabili soprattutto ai più indifesi, ci fidiamo più del denaro che del tuo Amore, preferiamo pregarti più che ascoltarti)
come noi li rimettiamo ai nostri debitori
 (la Tua pazienza misericordiosa che ci offre sempre una nuova possibilità di godere del Tuo perdono e di rivivere nel Tuo amore ci aiuti ad essere comprensivi e misericordiosi verso i nostri fratelli)
e non ci indurre in tentazione
(dacci la forza di smascherare gli idoli che ti offuscano, liberaci dalla voglia di addomesticare la tua Parola per comodità e voglia di non cambiare i nostri stili di vita, aiutaci a prenderci le nostre responsabilità nell&#039;attuare il Tuo messaggio di Amore, Giustizia, Pace, Verità per tutti i tuoi figli presenti nel mondo, svelaci l&#039;inganno della preghiera che aspetta da Te la realizzazione del Regno senza un nostro impegno personale)
ma liberaci dal male
 (aiutaci a superare il nostro egoismo, rendici aperti ai bisogni dei nostri fratelli, con attenzione particolare per i più indifesi, aiutaci a capire che solo collaborando fraternamente con tutti gli uomini di buona volontà possiamo realizzare il compito che ci hai affidato nella costruzione del Regno, risveglia in noi la fiducia nella forza della tua Parola e del tuo Amore che può veramente cambiare noi e il mondo)
Amen.

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			<title>Incontro Gruppi Missio diocesani</title>
			<link>http://www.missiopinerolo.org/1/incontro_gruppi_missio_diocesani_7105676.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>Incontro Gruppi Missio diocesani</strong><br /> 
 
La giornata del 27 maggio 2012, dedicata all’incontro con i gruppi missionari parrocchiali, aperto anche a tutte le persone sensibili al problema del terzo mondo, ha visto la partecipazione di alcune realtà molto disponibili.
Parrocchia S. Maurizio, Buriasco, Oratorio S. Domenico, S. Donato, Fenestrelle, S. Lazzaro,  Abbadia,  Dubbione.
Lo scambio di opinioni e valutazioni si è svolto in un clima dialogante e costruttivo.
In breve i punti principali emersi:

 Obiettivo specifico dell’ Ufficio Missionario e dei gruppi missionari parrocchiali è: mantenere viva l’attenzione sui tanti nostri fratelli dei Paesi impoveriti. 

E’ poco presente la grande disparità di condizioni di vita tra il mondo del progresso (2 miliardi c.a)  e il mondo impoverito (5 miliardi c.a.) o, dove è presente, non è richiamata efficacemente sui giornali e nella predicazione
 

 Il concetto di “missione” storicamente si è evoluto:

Inizialmente si portava “aiuto” ai paesi da evangelizzare – 
poi si è introdotta un’esigenza di “giustizia” con la realizzazione di progetti e dell’impegno del volontariato – 
ora lo spirito dell’intervento è il vivere una “fratellanza” che , secondo il piano di Dio, renda tutto il mondo una casa comune
  

 Dalla Parola un cammino ci viene proposto e ci interpella:

Partendo dalla domanda iniziale che Dio ha fatto a Caino “dov’è tuo fratello ?” oggi diventa più che mai urgente il messaggio della parabola del ricco e del povero Lazzaro alla porta affamato.
La parabola ci ricorda che il peccato non è tanto il mangiare bene,
quanto il non accorgersi di chi ha fame fuori della porta
,e non alzarsi per andargli ad aprire la porta,
non farlo sedere alla stessa mensa.
  E’ urgente riesaminare il nostro rapporto con i paesi impoveriti: 
nella pastorale parrocchiale e diocesana
nei gruppi missionari esistenti o da creare   
nel vivere la propria fede individuale
 

Ø  Il cammino è lungo e richiede costante impegno (niente ci viene regalato!!) 

E’ compito di tutta la Diocesi (Vescovo – Consiglio Pastorale – Uffici) vivere lo spirito “missionario” e tenere viva l’attenzione quotidiana sui poveri = scelta preferenziale degli ultimi a partire dai “più ultimi” vicini e lontani…
E’ compito della Parrocchia  (Parroco – Consiglio Pastorale – Catechisti – Diaconi ) coltivare la propria sensibilità verso chi è impoverito a causa dell’arricchimento dei pochi e promuovere una sensibilità “missionaria” nella comunità dei fedeli.
E’ altresì compito di ciascun fedele, anche in assenza di un’azione chiara e convincente della Parrocchia, crescere nella propria “missionarietà” e prestarsi per farla crescere nella propria comunità.
 

 Domande che esigono una risposta diretta (non silenziosa!): 

ü  Può una Parrocchia isolarsi nella propria pastorale, non tenere uno sguardo attento a tutta la Chiesa locale e alla Chiesa nel mondo, senza vanificare il suo lavoro? 
 Esiste una fede autentica che non sia attenta alla chiamata “missionaria” e che non tenga viva l’attenzione ai molti paesi impoveriti per mantenere il benessere dei pochi paesi ricchi? 
 Noi cristiani siamo chiamati a difendere “valori non trattabili” più che ad incontrare e accogliere “l’uomo” per annunciargli una “buona notizia”? 
 

 Centro missionario diocesano: cosa può offrire?

Aiuto per far nascere o crescere gruppi missionari parrocchiali
Momenti “diocesani” di incontro-scambio
Collegamento con gli altri gruppi missionari per uno scambio di esperienze e di prospettive
Collegamento con realtà missionarie nel mondo impoverito per mantenere viva l’attenzione
Preparazione di persone interessate ad un’esperienza “missionaria”, attraverso la formazione di un gruppo missionario diocesano
Materiale per momenti di riflessione e crescita nei gruppi parrocchiali (giovani – famiglie – estate ragazzi)
Persone disponibili a comunicare l’esperienza fatta in realtà “missionarie” da coinvolgere in occasione del mese missionario – di incontri di gruppi interessati – negli incontri catechistici ….
Offerta di aggiornamenti “missionari” e spunti di riflessione nel sito ”missiopinerolo.org” e nella pagina facebok  “centro missionario diocesano pinerolo”, nelle mail inviate ai gruppi e ai sacerdoti.
 
In spirito fraterno e collaborativo.
L’ufficio missionario diocesano di Pinerolo.]]></description>
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			<title>Commissione Regionale Missionaria 17 maggio 2012</title>
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			<description><![CDATA[<strong>Commissione Regionale Missionaria 17 maggio 2012</strong><br />LAICATO E MISSIONE
                Don MAURIZIO COCCOLO (dir. Del CUM)
Laicato e missione: un campo che necessita ancora di approfondimento!
La missione laicale ha seguito un percorso di crescita, passando attraverso fasi successive:

Si è iniziato con un volontariato missionario, dedito alla realizzazione di progetti specifici di sostegno-aiuto..
Negli anni ‘70-’80 alcuni laici diventano “collaboranti” nel problema missionario, sostenuti da motivazioni  di tipo religioso, con una scelta più profonda..
Dopo il Concilio si capisce che il laicato deve essere “soggetto di missione”: evangelizzazione e promozione umana non si possono scindere, sono parti essenziali della missione..

Ne deriva che il laicato missionario

non è in funzione del colmare i vuoti creati dalla carenza di preti missionari
ma è espressione più completa del soggetto “Chiesa” chiamata ad essere missionaria come requisito essenziale del suo mandato: la professionalità laicale deve essere valorizzata come elemento essenziale della missione della Chiesa.
Richiede una formazione accurata ad hoc: anche esperienze limitate nel tempo devono essere scelte di vita che “segnano” la vita del volontario e sono insieme “segno” per la comunità

Chi fa una scelta di “missione laica” deve tenere presente alcune cose:

Un’esperienza prolungata per alcuni anni non è una scelta per tutti: richiede un certo coraggio!
La pienezza di vita non dipende necessariamente dal partire o non partire
Se la scelta coinvolge una coppia, ognuno dei componenti deve essere rispettato nel suo modo di vedere e valutare l’esperienza senza forzature
La comunità è essenziale in tutta l’esperienza missionaria: si parte inviati da una comunità (o gruppo di famiglie di sostegno) e si rientra nella stessa comunità
Si parte perché si è “missionari”, ma la “missione” si vive prima e dopo l’esperienza  missionaria soprattutto  nel proprio ambiente

     Base indispensabile per una missionarietà vissuta:

Amare la quotidianità della propria vita ovunque si svolga
Amare la provvisorietà e la flessibilità in tutte le problematiche (previdenza, sanità, scuola, ente di riferimento per invio e per accoglienza..)
Forte spiritualità basata sull’Amore ricevuto gratuitamente e donato gratuitamente..

   Il problema del rientro:
      È molto diverso lo stato d’animo da quando si progetta la partenza e si vive l’esperienza in missione: bisogna seguire attentamente chi rientra!
      La comunità deve prepararsi al rientro di  chi fa fatto un’esperienza missionaria prolungata per aiutare il reintegro, superando le difficoltà del reinserimento nella normalità della vita nel proprio ambiente
 
PAOLA E ORAZIO offrono la propria testimonianza dell’esperienza fatta per 4 anni e mezzo a Teresina (NE Brasile) dopo essere partiti nel 1975:
        Chi parte non è “truppa scelta” ma bensì uno che cerca una “novità evangelica” per la propria vita!
Tre parole d’ordine guidano la scelta missionaria:

VOCAZIONE:        si tratta di una chiamata personale ad una scelta di vita 


ESSENZIALITA’:    la sobrietà come stile di vita evangelica 


ACCOGLIENZA:    la porta della nostra vita deve sempre essere aperta a chi bussa.. 

Chi rientra continua la “scelta missionaria” nella propria comunità, 
traendo frutto dall’esperienza fatta in terra di missione e 
aiutando la comunità a coltivare e sviluppare la chiamata missionaria.]]></description>
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			<title>Come rendere più missionarie le nostre parrocchie</title>
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			<description><![CDATA[<strong>Come rendere più missionarie le nostre parrocchie</strong><br />Come rendere sempre più missionarie le nostre parrocchie&quot;

.
 


Commissione Regionale Missionaria:  22 settembre 2011
Titolo:              “Come rendere sempre più missionarie le nostre parrocchie&quot;”
Sono state offerte tre testimonianze con spunti di riflessione molto pratici:
Sr Alessandra:  opera nella parrocchia di S. Agapio (periferia di Novara -25% immigrati) come Pastorale Giovanile, in rete con i servizi sociali, la parrocchia e le scuole.
Cosa facciamo perché “capitino delle cose”?
C’è, per chi opera nella pastorale giovanile, un cammino di fede da percorrere, che passa attraverso la ricerca di integrazione per tutti i giovani residenti nel quartiere, considerato dalla città un vero e proprio ghetto, collaborando con la scuola e i servizi sociali.
L’oratorio, unico punto di incontro strutturato, diventa l’occasione per attività ludiche-formative che portano all’accettazione delle diversità e alla convivenza che unisce e fa crescere insieme. Quasi spontaneo il fenomeno tra giovani, più difficoltoso con il mondo degli adulti, che sono comunque interpellati e coinvolti.
Come intervenire a livello esistenziale?
Accoglienza basata sull’ascolto della drammaticità di quanto ognuno dei ragazzi (straniero o italiano) ha vissuto e subìto: si smonta così l’allergia dei giovani verso “le prediche” e la crisi educativa del mondo degli adulti.
Cambiare e lasciarsi cambiare: l’animatore dà e riceve, offre la sua testimonianza della Buona Notizia rendendola credibile con il suo comportamento e la sua gioia di vivere e impara a conoscere l’animo di chi ha sofferto, ricavandone una gratificazione che premia!
I ragazzi devono imparare ed essere aiutati a rispettare se stessi e a rispettare l’altro.
 
Don Gino: ufficio missionario di Alba.
Ripensare la missione come responsabilità di tutti, anche di chi non prende parte alla pastorale.
Si tratta di aprire gli occhi al di fuori, dove nessuno mette il naso:
Ascolto del “diverso” – vivere la “misericordia”.. (non è una pratica abituale degli organismi diocesani!!)
Lasciarsi abitare dal Vangelo, ma anche lasciarsi interpellare da tutto quanto ci circonda – non donare soltanto, ma ricevere – collaborazione con tutte le iniziative di base..)
Partire dalle cose sul campo per leggere il Vangelo in presa diretta (non esiste dualismo umanità-vangelo!)
Cosa vuol dire essere battezzato?
Avere una dignità propria e dei doveri (cosa diversa da essere aiutanti del clero!)
Creare relazioni umane che fondino la disponibilità ad aiutare gli altri (percorso difficile!! Più facile dare senza essere  coinvolti!)
Assumersi la responsabilità di essere esempio di disponibilità – povertà – essenzialità
Vivere da battezzati nella città:
Testimoniare la sacralità della vita (diverso dal solo parlarne..!)
Vivere una Chiesa per la vita più che somministratrice di sacramenti
Mescolarsi e sparire per far lievitare – partecipare a tutte le iniziative “per la vita”
Riscoprire la positività dell’altro in un rapporto orizzontale (alla pari)  più che verticale (dall’alto al basso)
Creare gruppi di Vangelo che incarnino la Buona Notizia – preparare alla vita più che preparare ai sacramenti.
Difficoltà da superare:
Caduta valoriale della nostra società “dei furbi” e “dei forti”
Cultura della seduzione anziché della responsabilizzazione – pochi adulti cristiani responsabilizzati.
Tendenza a diventare chiesa-azienda (raccolta fondi – potere economico..)
Tendenza della chiesa ad essere autoritaria e individualista.
 
Luciano Vietti: laico – coordinatore catechistico di Vercelli
Evangelizzare noi stessi per poi annunciare agli altri
Interrogarci sempre!!
Evitare di diventare parrocchia autoreferenziale e distributrice di sacramenti.
Accogliere, coscienti che si rischia come Gesù (“i suoi non l’hanno accolto”)
Darsi come obiettivo; rendere “missionari” i fedeli della domenica
                Ripensare l’impianto pastorale:
Perché tutto è centrato sul ministero sacerdotale? Non è il solo ministero sacramentale!
Il matrimonio è un “ministero missionario per la comunità”: patto di alleanza (diverso da “contratto”) che si gioca nel rapporto tra i coniugi.
Formare matrimoni “cristiani” più che matrimoni “tra cristiani”
Si cambia una comunità solo instaurando un confronto (nella vita e nelle case) sulla Parola: la gente è in continuo movimento – la struttura della parrocchia resta fissa!
Il cristiano non può farsi solo i fatti propri!!!
 
Messaggio dell’incontro:
Rompere la staticità che ci imprigiona
La missione è entrata in casa nostra: ci sono i venuti da lontano e  i lontani sempre presenti
Alimentare in tutti la speranza che la Parola può cambiarci
 
 
 
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			<title>RELAZIONE INCONTRO 17 MAGGIO 2013</title>
			<link>http://www.missiopinerolo.org/1/relazione_incontro_17_maggio_2013_8305368.html</link>
			<description><![CDATA[<strong>RELAZIONE INCONTRO 17 MAGGIO 2013</strong><br />]]></description>
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